Storia dell'Albania

Prima di approfondire, partiamo da una panoramica generale della storia dell’antica Albania…

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Precisiamo che quando si parla degli Illiri, si parla degli antenati degli albanesi.

 

Pare strano paragonare l’antica Albania, cioè la grande ed evoluta Illiria, con la piccola Albania attuale, smembrata, e mortificata perfino dagli eventi disumani degli ultimi 50 anni di spietato comunismo, la democrazia è recente in Albania,  recentemente, iniziando dalla capitale (Tirana), il suo tipo di economia sta iniziando a fiorire, si vedono discoteche, locali, costruzioni costosissime etc. ma adesso parliamo di moltissimi anni fa, molto ma molto prima della sua storia recente. L’antica Illiria, era il paese dei liberi “liri”. Si estendeva nei Balcani occidentali a sud del Danubio ed era formata da una serie di varie tribù evolute che vivevano attorno alle città stato, dove a capo c’era un unico re, e diversi re si succedettero al trono durante la sua storia, qui indicheremo solo gli ultimi, quelli nel periodo di massima fioritura dell’Illiria.

Con il re Glauco, (312 a.c) il paese aveva raggiunto il massimo dell’evoluzione, e col suo governo che dedicava tutte le proprie risorse alla cultura e benessere, l’Illiria aveva goduto di 80 anni di pace. Il suo erede fu Agron che aveva tendenze militari, e secondo il racconto di Strabone, nessuno dei suoi predecessori aveva reso tanto potente il paese dal punto di vista bellico. Forse Agron era preoccupato dalla crescita di una nuova potenza, quella di Roma, che era in continua espansione, e che rappresentava un pericolo per l’illiria, dopo la morte di Agron andò al trono la regina Teuta, si dice che non fosse molto gradita ai Romani, che la chiamavano “la regina isterica”.

Durante il suo Regno aveva fatto molti trattati e alleanze.

Dopo che un membro di ambasceria romana fu ucciso, Roma attaccò l’Illiria con ingenti forze, e dopo uno scontro cruento, le 2 parti decisero una tregua con condizioni giudicate disonorevoli dalla regina Teuta che si suicidò. Venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista, la scoperta delle qualità mediche della “genziana” è dovuta a lui.

Genzio decise di fare la città di Shkodra (Scutari), nel nord dell’Albania attuale, capitale dell’Illiria, accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse coniare moneta. Purtroppo, non tutte le città-stato aderirono, rendendo, forse sotto l’influenza romana, più gracile e vulnerabile L’illiria.

Con il pretesto di un’alleanza di Genzio con la Macedonia, Roma sferrò una terza guerra contro L’illiria divisa, indebolita, e la conquistò nel 168 a.c completando il dominio su tutti i balcani.

Roma smembrò il paese in 3 province, in modo da renderne più sicuro il dominio, e per quanto rispettasse tradizioni e costumi, dette inizio al tramonto di una grande civiltà…

Le culture dei vincitori prevalgono su quelle dei vinti, solo la terra è capace di conservare nel suo grembo materno le testimonianze indelebili di una civiltà fagocitata dalla follia umana che, nel tentativo di prevaricare su tutto e su tutti, con immatura incoscienza, occulta ciò che sarebbe stato utile alla comune evoluzione dell’intera umanità. Comunque, anche dopo l’occupazione, le scuole dell’Illiria illuminarono le menti di molti personaggi di Roma. Tra i più noti possiamo citare Giulio Cesare, il quale si perfezionò nelle scuole di Durazzo, come narra lui stesso nel “De Bello Civili”.

Un’altra grande mente di Roma che studiò nelle scuole dell’Illiria, e precisamente nella citta-stato di Apollonia, fu Augusto, il quale amò quel luogo durante tutta la sua vita.

Comunque, oltre a legionari valorosi, l’Illiria diede a Roma e a Bisanzio molti imperatori, tra i quali ricordiamo:

Aureliano, detto “Restitutor Orbis” (214-275)

Diocleziano (255-313)

Costantino il Grande (274-337)

Giustino I (450-528)

Giustiniano il Grande (482-565)

Giustino II (morto nel 578)

 Quei territori, subirono eventi tragici, e culminarono con la dominazione Ottomana (Turka), che durò quasi 5 secoli, l’Albania ebbe però azioni gloriose dal 1443 al 1479 con l’eroe Giorgio Kastrioti Skanderbeg, il principe di Kruje, con gesti che hanno dell’incredibile,  unì le tribù dell'Epiro e dell'Albania, e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano (Turco)

 

skanderbeg

Gjergj Kastrioti (nell’immagine) naque in Kruje da Gjon Kastrioti, signore dell'Albania centrale, che venne obbligato dai Turchi di rendere omaggio (pagare tributi) all'Impero Ottomano. Per assicurare la fedeltà dei dominatori locali il Sultano Turco prese suo figlio come ostaggio e lo portò nella sua corte. Gjergj Kastrioti partecipò alla scuola militare nell'Impero Ottomano e venne chiamato Iskander Bey che in turco significa Lord Alexander.

Lui si distinse per la sua immensa intelligenza, sapeva parlare il turco, arabo, greco, l’italiano, bulgaro e il serbo-croato, ed era espertissimo nella strategia militare a tal punto da guadagnarsi la fiducia del sultano.

Lui combattè per gli Ottomani, fino a quando alla testa di un gruppo di fedelissimi, si riprese il castello di Kruje in Albania.

il sultano Murad II, furioso per il tradimento del suo protetto, inviò contro gli albanesi, un potente esercito, guidato da Ali Pascià alla testa di 100.000 uomini. Le forze di Skanderbeg erano notevolmente inferiori numericamente, ma grazie alla sua tattica militare i turchi riportarono una cocente sconfitta.

L'esito dello scontro rese ancora più furibondo il sultano, che ordinò a Firuz Pascià di distruggere Skanderbeg e gli Albanesi e così il comandante ottomano partì alla testa di 15.000 cavalieri. Skenderbeg ne uscì anche questa volta vittorioso, ormai le gesta di Skanderbeg risuonavano per tutto l'occidente, Skanderbeg si guadagnò i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo".

Ma Murad II non si rassegnava, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi, l'esito fu disastroso, si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.

Le imprese di Skanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare Skenderbeg. La battaglia vide la sconfitta dei veneziani.

Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenì contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso personalmente da Skanderbeg.

Alfonso d'Aragona, preoccupato dalla grandezza ottomana, diede successivamente aiuti militari a Skenderbeg per la lotta contro gli Ottomani.

Maometto II, sucessore di Murad, decise di mandare due armate contro l'Albania; una comandata da Hamza-bey, l'altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza-bey fu catturato, Dalip Pascià invece morì in battaglia.

Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte, Skopljë il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, il 7 settembre 1457 nella valle del fiume Mati. Infine, nel corso del 1459 in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Skanderbeg, altre tre armate turche furono sbaragliate.

La fama di Skanderbeg fu incontenibile, al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, ma il Castriota non ne volle sapere e continuò la sua battaglia.

Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein-bey e Sinan-bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopljë che vide i turchi annientati e il sogno di Maometto II, di far giungere il potere musulmano fino a Roma infrangersi. La decisione finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II e il Castriota..

Note:

- La strada che portava a kruje, fu chiamata dai Turchi , “jezitjoll”, cioè la via del diavolo.

- Un partecipante alla spedizione contro l’Albania disse “il loro guerriero più debole è paragonabile al più forte dei nostri guerrieri turchi”

Sceremet-bey fu incaricato di muovere contro gli albanesi ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il figlio di Sceremet-bey fu catturato e rilasciato a fronte di un grosso riscatto.

L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco fu messo in fuga dalle forze albanesi.

Ancora una volta, nella primavera del 1466, riunì forze imponenti, mosse contro gli albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò il suo esercito e, nell'estate del 1467, pose di nuovo l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi, dovette rassegnarsi e ritirarsi.

Finchè Skanderbeg rimase in vita, i turchi non riuscirono mai a conquistare il suo impero.

Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468, krujë l'eroica cittadina cadde nelle mani turche dieci anni dopo.

Tuttavia i Turchi non riuscirono a cancellare la gloria di Kruje. L'onda delle spedizioni militari turche insieme alle città distrusse castelli, cattedrali, palazzi ed edifici pubblici ereditati dai secoli passati. Assieme a questi si distrussero o andarono persi anche importanti dipinti e sculture, furono bruciati documenti e manoscritti di valore inestimabile; e nonostante tutto la roccaforte di Kruje, pur mutilata, rappresenta un glorioso monumento della resistenza eroica e dello spirito creativo degli albanesi.

 

L’Albania riconquistò l’indipendenza solo nel 1912 sotto la guida del democratico ISMAIL KEMAL e il paese cominciò a sanare le sue enormi ferite multisecolari, anche se un’altra disgrazia colpì l’Albania, l’occupazione fascista, come reazione ci fu il comunismo, che durò quasi mezzo secolo.

Ora, finalmente l’Albania ha saputo scegliere la democrazia, che sta mettendo in piedi il paese e la sta facendo meritare il diritto al suo posto in Europa, posto che le spetta dall’epoca della grande ed evoluta Illiria che seppe irradiare ovunque la sua illuminata cultura di provenienza Pelagica.

 

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